Non fiori ma opere di bene

A Modest Proposal

Posted in Vita politica in Riviera by diegozun on 2 maggio 2011

Ho letto con curiosità e divertimento il gesto straordinario di ben 400 (Quattrocento) studenti liceali classici e scientifici della ridente cittadina savonese che si sono eroicamente schierati -novelli partigiani- contro il concorso che voleva “equiparare arbitrariamente Resistenza e Fascismo”.

Da candidato nel centro sinistra dovrebbe essere automatica la condanna nei confronti del sordido atto del “fascista vile e traditor” e plaudere l’eroica impresa dei Quattrocento, che hanno dato una dimostrazione di una certa “maturità democratica”. (cit.)

Non è così. Mi stupisco infatti che 400, seppur tra due istituti, abbiano avuto la coscienza critica per poter leggere e interpretare una traccia, giudicarla faziosa e parziale e boicottarla. Così maturi nel ritenersi sufficientemente deboli da potere subire il plagio di una traccia!

Non tanto per lo spirito aristogratico che mi fa guardare con sufficienza agli studenti medi, quanto perché non fatico a immaginare le modalità di adesione, ben lungi dalla dimostrazione di “maturità democratica” quanto del c.d. “groupthink”, o per i non anglofoni “spirito bovino”.

Mi piacerebbe suggerire una cosa a quegli studenti che hanno firmato l’eroico comunicato e hanno permesso non poco sollucchero nell’oziosa giornata del Primo Maggio, coadiuvati dalla irresistibile giornalismo di Qualità del Secolo Decimonono che sostiene discutibile un avvenimento perché assente su Wikipedia.

Ricordare che sono esistiti crimini da parte dei partigiani, peraltro se questi riguardano una tredicenne non mi sembra molto fascista. Mi sembra umano e doveroso.  Non ricordare è fascismo rosso. Specie se questa protesta è montata dalla stessa sinistra che si stupisce se il Pdl si congratula per l’uccisione di Bin Laden mostrando uno squallido pietismo strumentale.

I venerandi partigiani hanno reagito all’occupante Nazista rispondendo loro con la stessa maniera: con il piombo dei fucili. Oggi questi Quattrocento potenziali Resistenti potrebbero partecipare al concorso rispondendo con la stessa moneta. I luoghi dove informarsi non mancano: Savona possiede una fornitissima biblioteca civica con anche raccolte di quotidiani, possiede ancora un Archivio di Stato, entrambi gli istituti possiedono biblioteche e poli di storia, esistono infine ancora superstiti alla Resistenza che sarebbero interessantissimi da intervistare. Alla peggio, nel caso di un trionfo della pigrizia ciascuno studente possiede un computer e può collegarsi ad internet.

Ovviamente risulta infinitamente più comodo -e per gli insegnanti, e per gli studenti- firmare piuttosto che partecipare attivamente, criticamente e in maniera Resistente se così si vuole. Si scoprirebbero tante cose interessanti da farne un libro, e magari venderlo per autofinanziare i propri istituti.

Altrimenti, immaginate quei partigiani che alle nostre età andavano a spararsi per bricchi, immaginateli in vece che lottare contro le “squadracce” a raccogliere firme e portarle a qualche giornale antifascista. Beh, allora il 25 aprile lo avremmo dovuto festeggiare al McDonald’s.

Cordialmente,

DZ

Fare Politica, una responsabilità necessaria.

Posted in Vita politica in Riviera by gabrielemarino on 27 marzo 2010

di Gabriele Marino

Ad ormai pochissime ore dal termine di una campagna elettorale a tratti estenuante, la tranquillità di una serata di pioggia, in quella Milano che è ormai diventata la mia seconda casa, offre (per la prima volta, in verità, dopo infinite settimane di frenesia) lo spazio per fermarmi a riflettere. Certamente non avrei pensato, quando qualche anno fa decidevo di compiere i primi passi nell’agorà politica, che non molto tempo dopo mi sarei ritrovato a dover giustificare il mio impegno, quasi fosse qualcosa di inutile, di irragionevole o (peggio) disdicevole. Non avrei creduto che “fare politica” sarebbe diventato, nell’uso comune, sintomo di scarsa rispettabilità e propensione al malaffare. Gli ultimi mesi, in particolare, mi hanno riservato più di un’occasione per scontrarmi con una realtà, ormai divenuta pacifica, che mi rattrista e mi addolora. Questa reazione, che potrà forse sembrare ingenua alla luce di ciò che la cronaca politica ci propone ogni giorno, è invece il frutto di non poca ponderazione, oserei dire di studio.
Per quanto sia reale ed innegabile il patologico decadimento morale di coloro che scelgono, per passione o per necessità, di occuparsi della cosa pubblica, non altrettanto ineluttabile dovrebbe essere l’atteggiamento di rassegnazione ed apatia che, invece, sembra pervadere il nostro Bel Paese. Un solo nome merita il sentimento di coloro che, di fronte all’evidenza dei fatti, scelgono semplicemente di disinteressarsene, di restare -pur criticando- spettatori impotenti: ignavia.
Ignavia intesa nel senso “Dantesco” del termine, quale atteggiamento indegno di giungere tanto alla grazia del Paradiso quanto alle pene dell’Inferno. Sembra ormai che in Italia spopoli un’unica categoria di professionisti: i professionisti del “tanto è così che vanno le cose”, rovina e dannazione di un paese che pretenda di guardare al futuro. Imperversano, orgogliosi di sbandierare ai quattro venti il loro “non voto” il loro preteso disinteresse (mascherato il più delle volte da superiorità), la loro pigra rassegnazione. Non ho potuto far altro che indignarmi nel leggere la lettera aperta scritta dal Direttore Generale di una delle più prestigiose università d’Italia al figlio: “vai via da questo paese finché sei in tempo!”. Che cosa possiamo pretendere dal famoso Italiano medio se anche coloro che siedono ai vertici della formazione accademica si permettono di assumere atteggiamenti simili? Di sputare senza riguardo sulla memoria di tutti coloro che per quest’Italia democratica hanno speso una vita intera, da Calamandrei in poi?
Un simile esempio di ignoranza ed aridità non trova termine di paragone alcuno, in quei paesi che noi chiamiamo progrediti.
Stretto tra una classe politica ormai quasi indifendibile ed un’opinione pubblica incomprensibilmente priva di qualsiasi stimolo, mi concedo il lusso di credere che l’impegno pubblico -soprattutto da parte di un giovane- debba essere lodato ed incentivato. Mi lascio andare all’utopia di una società civile capace di costruire un reale progresso (non certo sotto la guida di comici improbabili, scurrili strilloni in viola ed altre amene figure); mi impegno per far sì che coloro nei quali alberga ancora qualche latente valore civico (e civile) abbandonino la comodità del luogo comune, poltrona preferita dai cervelli pigri, e tornino ad esercitare un pensiero critico, scomodo sgabello per encefali che tentano di esercitare la propria fisiologica funzione.
Non abbiano paura, i giovani come me, di tornare a guardare oltre il proprio naso perché proprio in loro, proprio in noi, risiede l’unica vera speranza di questo paese. Assumiamoci la responsabilità di ciò che la storia ci consegna, per quanto deteriore possa sembrarci oggi. L’incapacità di tornare a pensare “in potenza” è ciò che rischia di ingessare l’Italia in una condizione indegna della sua storia e delle sue infinite risorse. L’unica via per uscire da una crisi che sembra irreversibile -e si tratta di una crisi morale e valoriale, prima che economica- è accettare di fare la propria parte, di sentire impegno e partecipazione come piccoli grandi doveri di ognuno di noi.
Questo risponderò, a tutti coloro che mi opporranno la loro fiera ed ovina disillusione, non pretendete che il vostro paese vi offra ciò che desiderate se non siete disposti a fare nulla di davvero propositivo per lui. L’onesto cittadino non è solamente colui che onora i propri obblighi fiscali, è anche e soprattutto chi è capace di assumersi la responsabilità del futuro del suo paese.
Molti, che vorrebbero dirsi saggi, si affretteranno a profetizzare la morte precoce di quello che qualificheranno “impeto giovanile” ma che cosa, amici miei, ha saputo muovere la storia se non una sapiente combinazione di impeto e coscienza?
“La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, recita il secondo comma dell’articolo 1 della nostra carta fondamentale. Restituire significato a queste parole, a partire dal 28 e 29 Marzo prossimi, è compito di ognuno di noi

Una domanda una al coordinamento Pdl a Savona

Posted in Vita politica in Riviera by diegozun on 24 settembre 2009

Purtroppo faccio fatica, per mia ignoranza, a comporre articoli sui grandi temi che si affacciano sul panorama nazionale decido dunque di volgere lo sguardo verso il mio cortile. Non sono capace di formulare dieci domande ma ne vorrei porre una in merito a questa curiosa vicenda:

In data 11 settembre apprendo dal seguente sito http://www.primocanale.it/news.php?id=54731 la nomina a “Coordinatore Provinciale” dell’ Avv. Roberta Gasco. Ora non è che mi competa entrare nel merito di un partito in cui non mi riconosco, ma mi permetto di fare una considerazione di squisito buon senso: L’avvocato Gasco nel maggio 2009, il 18 maggio (http://www.ivg.it/2009/05/18/regione-ludeur-esce-dalla-maggioranza-in-consiglio/), rifiuta di entrare nel Pdl, sostiene, perché intende “mantenere viva l’identità del suo partito”.

C’è da dire che in questi sei mesi l’Udeur è divenuta forte come non mai, soprattutto nel savonese! Un rotondo 0,92% (http://amministrative.interno.it/amministrative/amm090621/P074.htm) che pone l’Udeur al di sopra di forze come i pensionati, i cristiani uniti, i pensionati-bis, la lista civica “per il bene comune” e la lista civica cristiana!!!  Però l’identità si è rafforzata molto…

Non è trascurabile tuttavia l’esperienza che l’Avvocato Gasco ha riportato in campagna elettorale europea  nel 2004″Le elezioni sono state un successo inaspettato…come voti sono stata la seconda del partito (il quale ha catalogato un succoso 0,3% con 0 eletti, ndr) nel collegio nord ovest!” (peraltro con il centro sinistra) sostiene nel suo sito personale (http://www.robertagasco.it/chisono.php) pur riscontrando un risultato diverso nei dati riportati sui media italiani (http://www.repubblica.it/speciale/2004/elezioni/europee/no.html) dove figura sesta con 1.104 preferenze.

L’anno seguente è però l’anno della svolta: “Ed eccoci al 2005. Mastella riesce ad ottenere per la Liguria un posto nel listino del Presidente Burlando. Ma la persona da inserire doveva essere una donna e della provincia di Savona…
La scelta è ricaduta su di me con lo stupore di tutti (…) Burlando vince le elezioni e nell’aprile 2005 vengo eletta consigliera regionale, la più giovane d’Italia.” (http://www.robertagasco.it/chisono.php)

Ritorniamo al 2009, con un mandato regionale agli sgoccioli e un salto carpiato che vedrà il consigliere regionale più giovane d’Italia segretario di un partito e coordinatore di un altro fare per giunta campagna contro il Presidente grazie a cui è riuscita a strappare questo primato lusinghiero. Non conoscendo l’Avv. Gasco non mi resta che farle i migliori auguri per una buona riuscita della campagna elettorale e per tutti i successi nella vita.

Mi rivolgo ora a chi ha compiuto questa scelta, augurandomi che sia se non proprio meritocratica almeno democratica: per nulla togliere al nuovo coordinatore provinciale, ma forse non sarebbe stata “migliore”  -non dico a livello di opportunità ma di coerenza ed immagine- una scelta su chi ha creduto nei valori e nelle idee fondanti del primo partito della provincia di Savona?

Cordialità

Diego Zunino