Non fiori ma opere di bene

Il 14 Dicembre

Posted in Vita politica in Riviera by diegozun on 12 dicembre 2010

Giorni fa, cazzeggiando tra le applicazioni scaricabili sul mio telefonino ho trovato “Due anni di Buongoverno”, comodamente scaricabile gratis sul mio dispositivo. Oggi apprendo di un’affollatissima giornata politica a Genova con incontri del meglio del centrodestra Ligure. Ecco il mio fiero Presidente della Provincia brandire faceto un cartellone:

Il sornione ras di PalazzoNervi, che mai perde occasione per parlare e far parlare di sé, non avrà certo reso lieti i suoi amici associati dell’ANPI definendo Savona come provincia “liberata”. Mah.

Così come i promotori della libertà, i quali brandivano splendidi manifestini per Savona due settimane or sono per spronare il popolo dal torpore buonista di quei cattocomunisti di Fazio “il fazioso” (gioco di parole raggelante) e Saviano e ora tutelano il buon nome dell’azione di governo sfoggiando peraltro spiritose felpe :

C’erano tutti “a salutare chi per un poco senza pretese […] portò l’amore nel paese” persino l’eroico senatore sindaco Franco Orsi a dichiarare che “non vi è altra maggioranza possibile rispetto a quella voluta dagli elettori”, gli stessi elettori che ha così bene saputo interpretare in qualità di sindaco negando anche il ruolo di assessore ai giocattoli al consigliere Anziano Gambaretto!

E come non ricordare la rinnovata presenza dell’ex ministro, (mai) morto e ora risorto pronto di nuovo a traghettare il centro destra ligure verso nuovi sfavillanti lidi!

Certo, tra la riforma dell’Università  e le preoccupazioni sulle ripercussioni di una crisi di governo in questi tempi sulla finanza pubblica ero quasi quasi tentato di sperare che per un po’ tirassero avanti.

A rivederli e a risentirli tutti assieme quasi mi spiace tornare più vicino a un Bersani che si commuove in Piazza San Giovanni.

Buon 14 dicembre a tutti.

La gnagna vince sempre sui gay e sui trans

Posted in Uncategorized by diegozun on 2 novembre 2010

 

Dal tremendo delitto di Avetrana, che ha intasato i palinsesti di speciali e cattivo gusto ad oltranza, alle divertenti facezie del nostro dottor B. , il quale se non ricoprisse un incarico delicato a livello istituzionale e diplomatico, tanto farebbe ridere i grandi e i piccini con le sue simpatiche avventure.


Dallo “zio Orco” al Bunga Bunga, dalla bruttina “cugina misteriosa” alla divertente e sensuale “Ruby Rubacuori”,

anche l’occhio vuole la sua parte e al sempiterno settantatreenne capo del governo si affianca la (non proprio) delicata freschezza della giovane intrattenitrice!

E mentre il mondo grida vergogna non capisce che il premier ci ha salvati dall’ennesima invasione di cronaca nera con questo gossip leggiadro, dove l’ammirazione per la dongiovannesca figura del capo del governo si tinge -ahimé per un solo anno!- di pedofilia!

Da provetto showman oggi ci è pure uscito con la battuta sui gay! Perché il suo partito certo non annovera assolutamente persone attratte da individui dello stesso sesso ma solo grandi amatori, che mutuano la prestanza fisica del “fedele alleato leghista” e lo spirito implacabile del loro leader.

La frase non offende i gay in generale -mi chiedo quale autorevolezza può ormai suscitare questa macchietta italiota senza più freni alle orecchie di chi già non lo sopporta- ma quegli omosessuali del Pdl che -come i calciatori-  magari nell’ombra, per evitare l’omofobia di altri amici di partito un po’ troppo destrorsi, cercano di coniugare la propria filosofia politica (che spesso si astiene dal consigliare comportamenti tra le lenzuola) con le loro preferenze.

Alla faccia di Luxuria, di Vendola e di chicchessia! La figa vince sempre sui gay e sui trans! Strillerà qualche militante, accondiscendendo il fatto che il Leader ha solo saputo interpretare ancora una volta al meglio la volontà popolare e che quella sarebbe una frase detta dalla stragrande maggioranza della Gente.

“Non leggete i giornali!”-apostrofa ulteriormente il nostro- e francamente ha ragione, oggi pure i Suoi gli danno contro e, tra una Rubacuori che entra e un Orco che esce tra il solito turbinio di commenti indignati provenienti dalle opposizioni quasi quasi non trova spazio la notizia dell’imminente esecuzione in Iran di Sakineh, donna che fosse stata un po’ più bella e giovane il nostro filantropissimo Presidente avrebbe di certo lo stesso straordinario soccorso inventandola nipote di qualche Capo di Stato…

 

 

 

I Paladini della Libertà e l’erba pipa

Posted in Vita politica in Riviera by diegozun on 25 febbraio 2010
In quest’ultimo periodo penso di stare assistendo a un sovraccarico mediatico di scandali cui forse avrò passivamente assistito solo nel 1992 quando, alloraquattrenne, ritenevo che i politici fossero una derivazione dei miei tanto amati poliziotti con le loro macchinine blu e le pistole e i caschi blu supereroi nella Jugoslavia, paese che chissà perché mi era vietato visitare con il solo tesserino azzurro del certificato di nascita.
Ora non vorrei fare il solito sinistrorso radical chic che sorseggiando il suo bicchiere di whisky di buona qualità si strugge “con la faccetta sempre sofferente” a spiegare “che quest’Italia fa schifo, che ne vorrebbe un’altra salvo che… non ha mai lavorato!” (cit.) pur tuttavia non posso fare a meno di non notare questo accanimento verso il mondo della politica in generale.
Prima Silvio, poi Marrazzo, dunque Delbono, per finire con Bertolaso. Accanto ascandali nel mondo della finanza come l’ultimo di Fastweb e il senatore eletto con i voti della ‘ndrangheta. Anche ad Albissola, nel mio piccolo paese viene
presuntamente “inchiodato” l’ex sindaco e nel piccolo, qualche blog lo ricopre di un fango mediatico di dubbia provenienza giacché di costui non si sa nemmeno il movente per cui avrebbe dovuto accettare, presso il proprio ufficio (sic!), una tangente da 50 000 €.
Il pericolo è quello di non riuscire più a distinguere l’informazione dalla calunnia, il vero dal falso. Tutto ribolle in un calderone cui si aggiungono ogni giorno nuovi ingredienti sempre gridando allo scandalo, logorando la credibilità delle istituzioni e, io sono convinto, intralciando il lavoro di indagine della magistratura.
Non posso giudicare se questa sia o meno ad orologeria, o come dice Spinoza.it nel caso di Bertolaso a sismografia, pur tuttavia sfido ora il lettore medio a non credere a un certo tipo di coincidenza o a non sentirsi in un periodo di forte instabilità.
D’altro canto l’attuale maggioranza, più “Orca Assassina” che “Balena Bianca”, va a nozze con questo clima, che fomenta istituendo una dicotomia gravissima e inaccettabile per ogni persona dotata di un briciolo di razionalità: la maggioranza è il bene e la libertà.  La sinistra il male che vuole comporre un esercito di extracomunitari per tentare un golpe elettorale una volta fallito quello togato.
Trasformare l’avversario in nemico è quanto di più riprovevole che io possa accettare: creare i “promotori della libertà” “Un esercito del bene contro l’esercito del male, di chi ama contro chi odia. Una forza popolare, un vero e proprio esercito di difensori della libertà, composto da uomini, donne, giovani,da italiani che si schierano e si impegnano”, che faranno capo direttamente a Lui.  Ecco questa è una dichiarazione di guerra assai medievaleggiante.
Dalle parole del Presidente mi è venuto in mente la scena finale de “Il signore degli Anelli – le due torri” con l’esercito dei cattivi -brutti, sporchi, puzzolenti e feroci- assalire la candida cittadella fortificata e venire sgominati alla fine dall’intervento di una pattuglia di cavalieri bianchissimi, guidati dal loro carismatico leader, il buon Gandalf il bianco.
A questo punto non ci resta da capire per quale esercito schierarsi, i paladini e le camicie verdi contro le orde sinistrorse. Per gli interessati è statoistituito persino un tesseramento online, ecco il link http://www.promotoridellaliberta.it/index.php/iscriviti/registers . Ora scusate ma mentre gli araldi
chiamano alle armi corro a Granburrone a fumarmi l’erba pipa.

Tutto il viola ch’è contro: il no B Day e il berlusconismo

Posted in Vita politica in Riviera by diegozun on 6 dicembre 2009

“siamo 350 mila… siamo più di un milione!” per quei “pagliacci” della questura sono in 90 000. Fatto sta che Roma si è riempita di una moltitudine di manifestanti accomunati dall’odio verso il Sultano. Qualcuno ha persino detto che la piazza non era “contro” ma “per” un ipotetico futuro migliore e un paese democrat…etc etc.

La contestazione è stata fatta affiancando un popolo autoreferenziale quale quello di internet a realtà politiche così disomogenee, dall’antiberlusconismo giustizialista di Tonino Di Pietro a partiti appartenenti al passato dell’area comunista in cerca di significare la propria esistenza, assieme a rappresentanze di molte altre associazioni politiche.

E’ stata l’occasione di poter contestare un governo di certo più preoccupato a ristabilire ora equilibri interni strizzando un occhio al centro e contenendo la Lega piuttosto che impegnato nella produzione normativa. E’ stata l’occasione per mettere in piazza tutto il disagio proveniente dal protrarsi della crisi economica ben lungi dall’essere placata. E’ stata l’ennesima possibilità di denunciare l’atteggiamento autoreferenziale persino nella politica del nostro premier e del tentativo di aggirare gli scogli della giustizia (e del giustizialismo) per portare in porto il “fragile vascello” (cit) del Berlusconi IV.

E’ stato scelto il viola, colore dell’Avvento e della Quaresima nell’Anno Liturgico (l’avvento di una nuova stagione politica? la quaresima aspettando la festa della fine del regime?) , ad accomunare questa folla ringhiante rabbia, sdegno e frustrazione per una situazione politica lungi dall’essere desiderabile. Repubblica riporta persino pittoreschi rivenditori di sciarpe per chi volesse essere pendent con il clima di protesta a prezzi coerenti con la crisi (dai quattro ai sette euri).

Ci voleva proprio un colore nuovo, finalmente! Il rosso poco rappresentava i signori giustizialisti dell’Idv che a Bruxelles siedono nei banchi dei Liberali e Democratici dell’ALDE, o i rinnovati Verdi che ben poco ora tollerano l’accostamento a una sinistra radicale preferendo l’essere trasversali.
Per non parlare di chi in piazza non c’era ma è stato applauditissimo, il Presidente Fini, di certo ora come ora uno dei leader del rinnovato antiberlusconismo. Fischiato invece D’Alema e il PD che ha rinunciato a schierarsi anch’esso in piazza, nonostante la presenza di Rosy Bindi e di certo di molti militanti.

Questo però non fa che rafforzare la dicotomia sociale proposta da Berlusconi che vedeva sé stesso contro i “comunisti”, termine che le persone più soggette a questa visione ideologica appioppano a tutto ciò di antiberlusconiano. Ora abbiamo un termine nuovo, più radical chic e politicamente corretto.

Ieri è stato certo un fenomeno di cui tenere conto per l’insofferenza acuita da alcuni media per le condizioni dell’Italia, una ingente e sentita manifestazione di democrazia che ne mette in luce i suoi pregi ma anche i suoi difetti (non a caso l’ordinamento italiano rimette al popolo solamente il referendum abrogativo ovvero la capacità di dire di no). L’errore più grande sarebbe nel volere vedere nel viola una nuova speranza, un punto di partenza politico quando questa rappresenta a mio parere semplicemente un punto di arrivo di un’insofferenza a lungo serpeggiante sulla rete.

Da bambino…

Posted in Vita politica in Riviera by diegozun on 26 ottobre 2009

Maurizio Cattelan, Not afraid of love, 2004

Ricordi del liceo, quando si parlava degli antichi Romani; vi era una peculiarità: l’uomo pubblico doveva essere integerrimo non solo nell’attività politica che conduceva ma pure nella vita privata.

 

Roma 2009 d.C. : il Presidente della Regione Lazio è costretto all’autosospensione perché ha avuto rapporti con transessuali e, ricattato, è stato costretto prima a pagare poi ad ammettere pubblicamente. Le fosche tinte della vicenda non permettono ad oggi una precisa ricognizione dei fatti. Prima di lui Sircana viene criticatissimo per avere abbordato un viados.

 

Contestualmente un Presidente del Consiglio è stato perseguitato politicamente per essersi concesso lascivi festini nelle sue residenze private, quando contestualmente si sarebbe potuto fare una piena opposizione a ben altri interventi di indirizzo politico dell’esecutivo.

 

Un giudice che pronunzia una sentenza contro il suddetto Presidente viene seguito da una telecamera che maldestramente cita come stranezze il fumare le sigarette “quasi uno spot all’incontrario” (solo lui fuma…. Quante stranezze che ci hai somministrato caro Faber…) e portare calzini turchesi e mocassini bianchi.

 

A Parigi la testa di un ministro della Repubblica Francese, Frèderic Mitterrand, è chiesta dagli ex compagni di partito dello zio per le ambigue confessioni in un’autobiografia e la strenua difesa di Roman Polanski e dei suoi vizi privati ma fuorilegge.

 

Gli amici di “Azione Riformista” a Savona, avevano proposto una formazione civica di spicco, dove, ispirati al grande Montanelli “le competenze sono riconosciute ed il merito premiato”: si trattava della lista “Il Bordello”. Mai nome più azzeccato in questo periodo: un movimento transpartitico transnazionale transfrontaliero che bene dipinge la situazione politica attuale.

 

È forse questo il dibattito politico cui ogni giorno un privato cittadino deve essere sottoposto? Il solo metro di giudizio dell’operato pubblico è forse pensare alla figura in oggetto come “padre dei vostri figli?” (cit.)

 

Non dico che non sia importante la vita privata di un cittadino quando assume una carica pubblica: è una responsabilità enorme la rappresentanza di un ente, pur tuttavia non si può soverchiare il rapporto ponendo la condotta in atti personalissimi quali le frequentazioni sotto le lenzuola come condizione di esistenza di un mandato politico.

 

Le reazioni sono state differenti nei casi primari: Silvio ha liquidato tutto e tutti, ha proseguito il suo mandato; il buon Marrazzo invece è stato costretto all’imbarazzante autosospensione verso le dimissioni. Purtroppo il minimo comune multiplo di questi affaires sono stati la preventiva negazione di quanto accaduto bollando come menzogne, frottole etc. tutto il materiale a loro carico, per poi trovarsi costretti a negare il negato… affondando nell’imbarazzo dei fatti.

 

La connivenza risiede inoltre in una classe di media incapace di fare muro contro questi famigerati, abusati, irritanti dossier: l’economia for dummies ci invita a ragionare sul prezzo di un bene non domandato. Questo è zero, al netto dei costi fissi. Dunque mi viene da pensare che se nessuno volesse comprare questi dossier, allora i “produttori” (ovvero i ricattatori, i reporter freelance in odore di soldi facili) dovrebbero uscire dal mercato, non ritenendo più profittevole proseguire in quest’attività dalla dubbia morale.

 

Non dico in questo modo che l’attività d’informazione sia violata in quanto ben poco mi interessa, e così credo a non pochi altri, di chi vada a letto con chi. Men che meno se ciò non altera in alcun modo gli equilibri di un paese o di un territorio: chi riteneva infatti che fare dieci domande sulle frequentazioni a casa propria del premier fosse un modo di fare opposizione, forse l’unico in grado di arginare la deriva autoritaria si è arreso al tempo, il quale ha fatto passare in secondo piano la vicenda lasciando spazio alle sardoniche battute reperibili in rete, ai giuochi di parole sull’escort e sull’utilizzatore finale: insomma un grande repertorio di cabaret ma non certo opposizione.

 

Non voglio cedere alla lusinghiera tentazione di un’ipotesi giustizialista che vede ogni rinvio a giudizio conseguire ciecamente le dimissioni dell’inquisito, né voglio affermare che la magistratura governi il paese: pur tuttavia pare opportuno restituire alle indagini un certo grado di riservatezza, “la gente deve sapere che…” no, la gente non deve sapere se chi mi ricatta è in possesso di foto con travestiti o è il mio alter ego travestito in un magistrale fotomontaggio, altrimenti si rischia che più comodamente per un percettore di redditi così alti in tempi di crisi sia più facile cedere al ricatto piuttosto che affidare le indagini alla Giustizia.

 

Ridiamo danzando allegramente in questa “sardana infernale” (cit.) di veleni, ignari di come danzare in una “corte di nani e ballerine” (grazie infinite al compagno Formica per questo squisito motto) possa svilirci molto, farci sentire leggieri e soavi ma terrorizzati, tremendamente, da una telecamera dietro l’angolo.

 

Da piccolo temevo di fare politica perché avevo paura delle BR, ora ho paura di un dossier, soprattutto se di “mattino 5”.