Non fiori ma opere di bene

Chi è Silvia Calcagno

Silvia CalcagnoNata a Genova nel 1974, ceramista, designer e videomaker, vive e lavora ad Albisola. Si forma presso il Liceo Artistico A. Martini di Savona e poi presso l’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. Nel 2005 ottiene la qualifica regionale di Ceramista Designer in grès. Successivamente approfondisce la tecnica raku a Girona, in Spagna, con il maestro Ramon Forte. Si dedica all’insegnamento inaugurando nel 2001 la scuola di ceramica “Officine Artistiche” ad Albissola Marina e nel 2006 apre “Off Gallery”, uno spazio dinamico dove affianca a mostre di grandi artisti eventi sperimentali legati ai suoi lavori. Ha partecipato a numerose collettive tra cui, di recente, la mostra al Museo d’Arte Contemporanea di Albissola Marina (2007), la mostra “Albissola Marina Urbania 2008-2009” presso lo Studio Fontana ad Albissola; è stata inoltre invitata a prendere parte all’evento “57° SIA GUEST” Riminifiera. Tra le mostre personali si ricordano “Zone” (2004) a Rapallo, “Trasparenze” a Villa Maria (Quiliano SV), “Heaven on earth” (2005) a Rapallo, “Borderline” (2008) a Pozzo Garitta ad Albissola.
Una sua opera, “Magdalen”, è presente in modo permanente nella Cappella della S.Maddalena, Vernagli-Mondovì.
Il linguaggio ceramico, i video e i sistemi digitali di riproduzione ceramica costituiscono i mezzi espressivi attraverso cui l’artista meglio riesce a tradurre la sua poetica. Ispirandosi alle immagini di Andy Warhol, individua una personale rilettura della Pop Art interiorizzando il contenuto e caricandolo di una tensione psicologica che trova le sue radici nel concettualismo italiano. I volti noti di attrici, riprodotti in grandi dimensioni su piastrelle in ceramica, acquistano, attraverso giochi di specularità, un’intensità drammatica, come avviene in “Magdalen”.
Non è solo il volto ma l’intero corpo femminile il fulcro della sua riflessione artistica. La dicotomia anima-carnalità sintetizza il dolore esistenziale e la profonda difficoltà di accettazione della condizione umana, dove il corpo di donna, sensuale e plasmato per librarsi in una danza leggera, è condannato ad una vita che è necessariamente fisica. Tale dolore si esprime a volte in modo criptico, attraverso sculture ceramiche simili a lande deserte con piccole pozze d’acqua cristallina e crateri di “rabbia inesplosa”, o nella serie di sculture in grès “Touch my soul”, sagome di corpi di donna, simili a onde del mare. Complessa anche la lettura di “Soave and dangerous”, installazione in grès costituita da piccoli elementi sospesi e misteriosi, apparentemente soavi, ma caratterizzati da aculei sottili che cercano, quasi sempre invano, di congiungersi con la superficie a terra.
In altri casi il disagio del vivere si esprime attraverso forme più dirette e cruente. Ě il caso del video “Sacret Heart” dove, sul ventre di una donna mosso da un affannato respiro, poggia un cuore di carne sanguinolento. In un concitato montaggio si susseguono immagini di parti del corpo femminile e di sculture ceramiche, intervallate dall’ossessiva ripresa del ventre su cui sono rimaste tracce indelebili di sangue. Sono le tracce del cuore, organo di vita e insieme centro delle emozioni, della vita interiore: metaforica immagine di un corpo troppo pesante per custodire l’insostenibile leggerezza di un’anima bambina.

Silvia Campese

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