Non fiori ma opere di bene

Fare Politica, una responsabilità necessaria.

Posted in Vita politica in Riviera by gabrielemarino on 27 marzo 2010

di Gabriele Marino

Ad ormai pochissime ore dal termine di una campagna elettorale a tratti estenuante, la tranquillità di una serata di pioggia, in quella Milano che è ormai diventata la mia seconda casa, offre (per la prima volta, in verità, dopo infinite settimane di frenesia) lo spazio per fermarmi a riflettere. Certamente non avrei pensato, quando qualche anno fa decidevo di compiere i primi passi nell’agorà politica, che non molto tempo dopo mi sarei ritrovato a dover giustificare il mio impegno, quasi fosse qualcosa di inutile, di irragionevole o (peggio) disdicevole. Non avrei creduto che “fare politica” sarebbe diventato, nell’uso comune, sintomo di scarsa rispettabilità e propensione al malaffare. Gli ultimi mesi, in particolare, mi hanno riservato più di un’occasione per scontrarmi con una realtà, ormai divenuta pacifica, che mi rattrista e mi addolora. Questa reazione, che potrà forse sembrare ingenua alla luce di ciò che la cronaca politica ci propone ogni giorno, è invece il frutto di non poca ponderazione, oserei dire di studio.
Per quanto sia reale ed innegabile il patologico decadimento morale di coloro che scelgono, per passione o per necessità, di occuparsi della cosa pubblica, non altrettanto ineluttabile dovrebbe essere l’atteggiamento di rassegnazione ed apatia che, invece, sembra pervadere il nostro Bel Paese. Un solo nome merita il sentimento di coloro che, di fronte all’evidenza dei fatti, scelgono semplicemente di disinteressarsene, di restare -pur criticando- spettatori impotenti: ignavia.
Ignavia intesa nel senso “Dantesco” del termine, quale atteggiamento indegno di giungere tanto alla grazia del Paradiso quanto alle pene dell’Inferno. Sembra ormai che in Italia spopoli un’unica categoria di professionisti: i professionisti del “tanto è così che vanno le cose”, rovina e dannazione di un paese che pretenda di guardare al futuro. Imperversano, orgogliosi di sbandierare ai quattro venti il loro “non voto” il loro preteso disinteresse (mascherato il più delle volte da superiorità), la loro pigra rassegnazione. Non ho potuto far altro che indignarmi nel leggere la lettera aperta scritta dal Direttore Generale di una delle più prestigiose università d’Italia al figlio: “vai via da questo paese finché sei in tempo!”. Che cosa possiamo pretendere dal famoso Italiano medio se anche coloro che siedono ai vertici della formazione accademica si permettono di assumere atteggiamenti simili? Di sputare senza riguardo sulla memoria di tutti coloro che per quest’Italia democratica hanno speso una vita intera, da Calamandrei in poi?
Un simile esempio di ignoranza ed aridità non trova termine di paragone alcuno, in quei paesi che noi chiamiamo progrediti.
Stretto tra una classe politica ormai quasi indifendibile ed un’opinione pubblica incomprensibilmente priva di qualsiasi stimolo, mi concedo il lusso di credere che l’impegno pubblico -soprattutto da parte di un giovane- debba essere lodato ed incentivato. Mi lascio andare all’utopia di una società civile capace di costruire un reale progresso (non certo sotto la guida di comici improbabili, scurrili strilloni in viola ed altre amene figure); mi impegno per far sì che coloro nei quali alberga ancora qualche latente valore civico (e civile) abbandonino la comodità del luogo comune, poltrona preferita dai cervelli pigri, e tornino ad esercitare un pensiero critico, scomodo sgabello per encefali che tentano di esercitare la propria fisiologica funzione.
Non abbiano paura, i giovani come me, di tornare a guardare oltre il proprio naso perché proprio in loro, proprio in noi, risiede l’unica vera speranza di questo paese. Assumiamoci la responsabilità di ciò che la storia ci consegna, per quanto deteriore possa sembrarci oggi. L’incapacità di tornare a pensare “in potenza” è ciò che rischia di ingessare l’Italia in una condizione indegna della sua storia e delle sue infinite risorse. L’unica via per uscire da una crisi che sembra irreversibile -e si tratta di una crisi morale e valoriale, prima che economica- è accettare di fare la propria parte, di sentire impegno e partecipazione come piccoli grandi doveri di ognuno di noi.
Questo risponderò, a tutti coloro che mi opporranno la loro fiera ed ovina disillusione, non pretendete che il vostro paese vi offra ciò che desiderate se non siete disposti a fare nulla di davvero propositivo per lui. L’onesto cittadino non è solamente colui che onora i propri obblighi fiscali, è anche e soprattutto chi è capace di assumersi la responsabilità del futuro del suo paese.
Molti, che vorrebbero dirsi saggi, si affretteranno a profetizzare la morte precoce di quello che qualificheranno “impeto giovanile” ma che cosa, amici miei, ha saputo muovere la storia se non una sapiente combinazione di impeto e coscienza?
“La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, recita il secondo comma dell’articolo 1 della nostra carta fondamentale. Restituire significato a queste parole, a partire dal 28 e 29 Marzo prossimi, è compito di ognuno di noi

Picconate? Sarko lo fece con il Muro! Oggi “Liberation” lo fa con la sua storia.

Posted in Vita politica in Riviera by gabrielemarino on 10 novembre 2009

di Gabriele Marino

Sarkozy abbatte il muroIl presidente francese non finisce mai di suscitare con le sue dichiarazioni, in patria ed all’estero, polveroni polemici di dimensioni bibliche. In questi giorni, a suscitare l’indignazione del quotidiano “Liberation” (non certo vicino alle posizioni di Sarko) è stata la storia, raccontata dallo stesso presidente, della sua partecipazione all'”abbattimento” del muro di Berlino. Corredata con tanto di foto, sullo spazio Facebook presidenziale, che lo ritraggono (trentaquattrenne e giovane segretario del Rpr) prendere a picconate il simbolo ultimo del blocco sovietico, la storia è apparsa a tutti più che credibile ma non ai giornalisti di “Liberation” che hanno sollevato un nugolo di obiezioni.Non sarebbe stato possibile prevedere, quando la mattina del 9 novembre Sarkozy partiva dalla Francia alla volta di Berlino, che il muro sarebbe caduto proprio quella sera. Non vi sarebbe stata, durante tutta la giornata, alcuna manifestazione dalla parte ovest del muro. Sempre secondo “Liberation” i berlinesi dell’ovest si sarebbero avvicinati al muro solamente il 10 novembre.
Alla luce delle testimonianze storiche e giornalistiche di chi visse quei momenti le obiezioni mosse dal quotidiano francese al presidente debbono sicuramente essere ascritte alla categoria delle polemiche inutili e pretestuose.
E’ storicamente certo e provato che già dalla giornata dell’8 i media di tutto il mondo annunciavano che qualcosa sarebbe cambiato. Molti giovani (tra questi anche il nostro Senatore Franco Orsi, allora segretario provinciale savonese dei giovani DC) partirono alla volta di Berlino per vivere da vicino un avvenimento che, già si percepiva, avrebbe cambiato la storia. Anche e soprattutto da ovest il muro fu attaccato sin dalle prime ore, quando ancora non vi era certezza sul suo abbattimento “ufficiale” tanto che la polizia della Repubblica Federale fu costretta ad intervenire per evitare che l’azione popolare e spontanea portasse ad incidenti diplomatici o risposte armate delle autorità della DDR.
La storia del presidente Sarkozy, vera o falsa, rimane comunque credibile e non può essere esclusa a priori sulla base delle obiezioni sollevate da “Liberation”.
Un esempio lampante di come non sia male proprio ed esclusivo del nostro paese una stampa incapace di concentrarsi sulla critica costruttiva, politica, consapevole, puntuale; dedita invece allo sciacallaggio mediatico personale, spesse volte del tutto infondato.
Recita il vecchio adagio: mal comune, mezzo gaudio! Se è così, rallegratevi: i nostri cugini d’oltralpe (noti per essere ben più nazionalisti di noi) non godono, in questo campo, di miglior fortuna!