iPhone 4S, Dano e la Kabbalah
articolo scritto per http://www.focustech.it
Ricercando, come insegnatoci a fare all’Università Commerciale “L. Bocconi”, presso i social network la parola “iPhone 4S”, appariranno oltre a commenti entusiastici ed isterici dell’ennesimo record di vendite del melafonino “ad memoriam” anche le prime doglianze, sulla batteria.
Se la casa di Cupertino la scorsa volta aveva cannato l’antenna, ora ci ricasca garantendo all’utente attivo di iPhone 4S la bellezza di sei ore di batteria!
Abbastanza curiosa, riporto ai lettori la testimonianza di un mio amico che ha comprato domenica scorsa l’ambitissimo device oltreconfine, a Nizza.
La Batteria e Dano
“Dano”, questo il nome di fantasia, è felice del suo iPhone quasi un anno di interregno Blackberry, ma purtroppo accade che il vivace melafonino non regge la mezza giornata e nulla possono le frizzanti battutine dell’anglofono SIRI a rendergli l’allegria.
Alle sue preoccupazioni avevo risposto, pensando al video parodia di iPhone 4S: “Eccecredo, ci metti una macchina dentro, grazie al c***o che consuma un sacco!”. Purtroppo però i miei rilievi non godono della necessaria scientificità.
Accade che viene contattato da Apple -voci parlano di Steve Jobs direttamente dall’aldilà in sogno, ma l’operatore indiano è più attendibile- che ha “registrato anomalie nel consumo della batteria” e che invita il nostro amico a ricontattarli in seguito alla Quattrodicesima Ricarica.
Ometto ” for the reader’s sake” le mie perplessità su un’azienda che si fa gli affari della batteria del mio cellulare!
Dietro la numerologia di Cupertino si cela un misteriosissimo (per un mediocre laureato in Economia) sistema per cui la batteria dovrebbe entrare in rodaggio per poi performare alla grande. Ed è infatti così, dalla quattordicesima ricarica la vita media della batteria del 4S di Dano ha iniziato a performare esponenzialmente!
Prego pertanto qualcuno di questa nutritissima community di contribuire al mio post fornendo spiegazioni che riescano a superare la sola apotropaica fiducia nella “magia Apple”.
Grazie mille ai pazienti lettori che si sono sorbiti questa oziosa storiella e a presto!
Un obiettivo comune per lo sviluppo di Albissola
Leggo con vivo interesse quanto il gruppo Consigliare Nuova Rotta abbia proposto per risolvere la situazione di assoluto disinteresse nei confronti del commercio Albissolese, delegando ad Ascom l’organizzazione di pur lodevoli iniziative ma purtroppo prive dell’autorevolezza che avrebbe con una cabina di regia affidata all’istituzione comunale.
La proposta “personale” del capogruppo Silvestro pare molto, troppo simile a quella presentata dal sottoscritto e discussa con molti commercianti del luogo, raggiunti dalla mia lettera durante le scorse consultazioni elettorali del 2009. A onore del vero, la mia bozza di progetto era anzi migliore con molti temi ignorati dal programma proposto dal pur ottimo Luigi Silvestro.
La mia proposta, vista la convergenza bi-partisan – e mi auguro che l’amministrazione comunale abbia il buon senso di renderla tri-partisan- è quella di istituire una cabina di regia, uno steering committee (belin se fa figo l’inglese…) composta sì dalla maggioranza “rossa” ma con le adeguate rappresentanze dei gruppi consiliari e presieduta dalla volitiva e attenta consigliera delegata al commercio.
Il sottoscritto, quale politicante allo sbaraglio (anzi, visti i voti raccolti a Savona, “sbaragliato!”) offre tutte le sue competenze (il cosiddetto know-how: oggi sono in vena di inglesismi e particolarmente cattedratico) e la sua disponibilità a un programma di sviluppo capace di stimolare il commercio albissolese, ricco di molteplici opportunità inesplorate.
Nonostante i toni scherzosi la proposta è serissima: Albissola Marina merita uno sviluppo economico che non può prescindere da un’istituzione cruciale come l’amministrazione comunale e meglio sarebbe se le divergenze di fazione venissero accantonate per l’obiettivo di buon senso perseguito da ciascun gruppo. Specie se, come mi è stato detto in campagna elettorale, “dai commercianti non si cavano tanti voti”…
Diego Zunino
A Modest Proposal
Ho letto con curiosità e divertimento il gesto straordinario di ben 400 (Quattrocento) studenti liceali classici e scientifici della ridente cittadina savonese che si sono eroicamente schierati -novelli partigiani- contro il concorso che voleva “equiparare arbitrariamente Resistenza e Fascismo”.
Da candidato nel centro sinistra dovrebbe essere automatica la condanna nei confronti del sordido atto del “fascista vile e traditor” e plaudere l’eroica impresa dei Quattrocento, che hanno dato una dimostrazione di una certa “maturità democratica”. (cit.)
Non è così. Mi stupisco infatti che 400, seppur tra due istituti, abbiano avuto la coscienza critica per poter leggere e interpretare una traccia, giudicarla faziosa e parziale e boicottarla. Così maturi nel ritenersi sufficientemente deboli da potere subire il plagio di una traccia!
Non tanto per lo spirito aristogratico che mi fa guardare con sufficienza agli studenti medi, quanto perché non fatico a immaginare le modalità di adesione, ben lungi dalla dimostrazione di “maturità democratica” quanto del c.d. “groupthink”, o per i non anglofoni “spirito bovino”.
Mi piacerebbe suggerire una cosa a quegli studenti che hanno firmato l’eroico comunicato e hanno permesso non poco sollucchero nell’oziosa giornata del Primo Maggio, coadiuvati dalla irresistibile giornalismo di Qualità del Secolo Decimonono che sostiene discutibile un avvenimento perché assente su Wikipedia.
Ricordare che sono esistiti crimini da parte dei partigiani, peraltro se questi riguardano una tredicenne non mi sembra molto fascista. Mi sembra umano e doveroso. Non ricordare è fascismo rosso. Specie se questa protesta è montata dalla stessa sinistra che si stupisce se il Pdl si congratula per l’uccisione di Bin Laden mostrando uno squallido pietismo strumentale.
I venerandi partigiani hanno reagito all’occupante Nazista rispondendo loro con la stessa maniera: con il piombo dei fucili. Oggi questi Quattrocento potenziali Resistenti potrebbero partecipare al concorso rispondendo con la stessa moneta. I luoghi dove informarsi non mancano: Savona possiede una fornitissima biblioteca civica con anche raccolte di quotidiani, possiede ancora un Archivio di Stato, entrambi gli istituti possiedono biblioteche e poli di storia, esistono infine ancora superstiti alla Resistenza che sarebbero interessantissimi da intervistare. Alla peggio, nel caso di un trionfo della pigrizia ciascuno studente possiede un computer e può collegarsi ad internet.
Ovviamente risulta infinitamente più comodo -e per gli insegnanti, e per gli studenti- firmare piuttosto che partecipare attivamente, criticamente e in maniera Resistente se così si vuole. Si scoprirebbero tante cose interessanti da farne un libro, e magari venderlo per autofinanziare i propri istituti.
Altrimenti, immaginate quei partigiani che alle nostre età andavano a spararsi per bricchi, immaginateli in vece che lottare contro le “squadracce” a raccogliere firme e portarle a qualche giornale antifascista. Beh, allora il 25 aprile lo avremmo dovuto festeggiare al McDonald’s.
Cordialmente,
DZ
Non era un pesce d’aprile! Cazzo mi hanno candidato davvero!
ATTENZIONE: Questo è un comunicato con fini elettorali, se non vi interessa leggerlo per farvi un’idea su chi votare, non buttatelo!!!
E’ OTTIMO ANCHE PER CONCILIARE IL SONNO!!!
Ebbene, mi sarebbe piaciuto, da radical-chic, poter sorseggiare dello champagne sovietico di contrabbando (ricercatezza squisitamente gauchista) dal mio attico. E da lì guardare compiaciuto l’agone politico nella città capoluogo di provincia. Ma mi ci hanno gettato in mezzo -ah, vili!-, a lottare nel “sangue e merda” della politica vera, la più vuota, quella costruita su slogan con patetici doppi sensi similcreativi! Purtroppo anche quella più dannatamente vicina all’amico elettore mediano.
Mi presenterò dunque come candidato del Partito Socialista Italiano alle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale della città di Savona. Alcune precisazioni:
-Anche se non candidato del Pd, sono democratico e mi piace avere amici indipendentemente dalle loro posizioni ideologiche, fino a quelle più estreme e/o deliranti
-Anche se né di Sinistra e Libertà né della Federazione delle Sinistre amo molto la sinistra. La uso spesso per scrivere, anzi sempre.
-Anche se non dell’Idv, sostengo i valori! Cielo! Si può essere candidati senza valori da proporre?!
-Anche se non candidato del Pdl, anche a me fanno le cose a mia insaputa. E soprattutto se dovessi essere il più votato di Savona di certo nessuno mi darebbe nemmeno l’incarico di vice consigliere di amministrazione della municipalizzata dei cestini pubblici, à la Gambaretto.
-Anche se non della Lega Nord mi piace il paese dove sono nato e ritengo sciocco lasciare agli amici che credono nella Padania il monopolio delle identità locali. Io amo così tanto la Liguria come popolo autonomo che già mi fa male pensarlo nella “Padania” con i Piemontesi che ci hanno annesso senza plebiscito nel Regno di Sardegna e i Veneti che tanto filo diedero da torcere alla Superba all’epoca delle repubbliche Marinare.
-Anche se non dell’Udc sono cattolico ma non per questo debbo fare il fondamentalista per consessi pubblici costringendo chi cattolico e vaticano non è a sottostare ad alcuni precetti del diritto canonico.
-Anche se non di Futuro e Libertà per l’Italia apprezzo molto che un suo giovane esponente sia stato l’unico a mettere un ripetitore wi-fi gratis a Savona.
-Anche se non candidato con i grillini, credo in alcune delle tesi da loro proposte ma a differenza del loro leader non possiedo un megayacht nè una villa, ma soprattutto non sono affatto simpatico come lui.(peccato, sai che bella festa nel caso avessi vinto le elezioni?)
A questo punto dovrebbe arrivare la manfrina: “votami! per una Savona migliore” “un giovane al consiglio comunale” “un’idea in comune” e via discorrendo; poi, affiancandovi come uno spacciatore lusitano la domenica mattina lungo la Rua Augusta, propinarvi un santino sgangherato con una foto riciclata da quelle per la carta d’identità con le indicazioni per votarmi.
Vi dico la mia proposta, ma in maniera “innovativa” (sapete, io faccio alla Bocconi un corso che si chiama Economics and Management of Innovation and Technology, sono innovativo, già per il solo fare la Bocconi meriterei di essere presidente del mondo) la rilascio in “creative commons”, una specifica proprietà intellettuale tale per cui i contenuti rilasciati sono fruibili da tutti, modificabili -preferibilmente migliorabili- con il solo vincolo di mantenere la stessa modalità.
Ecco, in quanto universitario vado spesso in biblioteca a Savona, e questa chiude sempre alle 18.30, inderogabilmente. Sarebbe bello che almeno per lo studio questa possa rimanere aperta fino alle 23, come in molte altre biblioteche, tra cui quella di Celle Ligure.
Se non tutto l’anno almeno durante le sessioni di esame degli universitari: nel lasso di tempo tra le 18.30 e le 23.00 la consultazione e il prestito sarebbero interrotti e il “guardinaggio” sarebbe concesso ad associazioni di volontariato, meglio se giovanili a costi ben inferiori di pagare ore extra agli amici biliotecari.
Questo è, se qualcuno poi vorrà salvarmi la faccia evitandomi il cappotto più totale (io sono di Albissola Marina, nemmeno posso votarmi!) ne sarei estremamente grato.
Con estrema deferenza e profondissimo rispetto dell’elettore sovrano,
Diego Zunino
P.s: Anche se Socialista non prendo tangenti ed ebbene sì, esisto ancora.
A dumenega

La (ig)nobile transizione sociale di questo Paese ha registrato un nuovo significante passo avanti: la “valorizzazionedi un proprio asset” da parte del gentil sesso permette a molte seducenti fanciulle di potere ambire ad incarichi di prestigio lautamente remunerati dal Sistema. Durante questa Domenica molte donne sono scese in piazza, qualche ministra -che certo ha in passato potuto contare su un’esclusione dalla Presidenza del proprio Consiglio Comunale per “manifesta incapacità”- le ha definite “poche radical-chic“. Suor Eugenia, per citare una delle poche intervenute, suppongo passi le proprie serate fuggendo dal convento per sorseggiare champagne tra magistrati e comunisti.

Un milione di donne, sparse per il globo terracqueo, a dissentire con il metodo di selezione che rende la donna meritevole solo quando orizzontale. La puttana diventa escort, la cacofonia muta in un soave barbarismo, il compenso sale non tanto sul piano economico, infinitamente su quello sociale. Non più “bagascia” ma purificata dalla catarsi sociale, la nostra ora può permettersi di salire in cattedra e rabbonirci attraverso le telecamere di molte emittenti televisive .
Di domenica un tempo era concesso alle prostitute genovesi di poter passeggiare per le vie della città, non certo esenti da commenti ipocriti e ingiuriosi da parte dei cittadini perbenisti e bigotti. Oggi uomini e donne italiani hanno significato la propria indignazione nei confronti di quella parte di uomini meno saggi che fanno passeggiare le bagasce per set televisivi e pubbliche istituzioni.
una dumenega insolita, non c’è che dire.
Un paese di manager
Mi sta antipatica la pornografia, non quella di tette e culi, o -come suggerisce la porno-vending dell’autolavaggio di Savona- “anche piedi e gambe”, ma quella che ogni giorno ci è somministrata sui giornali cartacei e televisivi: il ragazzo che è mancato, le interviste ai super testimoni, le retrospettive dei fatti di cronaca nera, la tetrapilectomia dello stato politico attuale. Grande sperpero di inchiostro ed energie per saziare un’ingordigia perversa, una morbosità degna del più sordido Pascoli.
Oggi è stata appena eletta la foto simbolo del referendum di Mirafiori, episodio chiave delle relazioni industriali: l’ex operaio che piange assistendo alle liti sulla vittoria del sì o del no. Era bello vedere i fotografi all’opera a guisa di avvoltoi sullo sfondo. Le lacrime, riportate sulle principali testate italiane, sono vere, sono le lacrime di un uomo che assiste all’agonia della classe operaia o forse già al suo funerale.
Il mio pensiero su un’eventuale outsourcing della manifattura nel settore automobilistico va a queste persone -coprotagoniste nel XX secolo della più grande crescita economica mai registrata nella storia- e ora, incancrenite dall’appiattimento sociale, dall’omologazione che pionieristicamente Pasolini intravide decenni or sono, sono costrette a una guerra intestina, esposte al ludibrio di episodi sì disdicevoli ma forse troppo generalizzanti.
Non entrando nella questione ma limitandomi -superficialmente, da ottimo radical-chic- ad osservare questa bruttura mi domando cosa verrà dopo l’ipotetica deindustrializzazione del nostro Paese. Banalmente penso alla scarseggiante dotazione di capitale umano -quorum ipse, condannato a fare da ciotola a Cinesi e Indiani-, penso alle moltitudini di persone che votando a destra inseguono il sogno facile del capitalismo all’Italiana: soldi altrui per finanziarsi, poca propensione al rischio, alta attitudine alla dirigenza.
Temo l’evoluzione della pittoresca caratteristica del popolo Italiano: da 56 milioni di commissari tecnici a 56 milioni di manager. Certo: house manager, planning manager, control manager, food manager, pizza manager, bar manager, coffee manager, outlet manager, e chi più ne ha più ne metta.
Temo l’ambizione a dirigere il nulla, il rispetto di plastica che una posizione pseudo dirigenziale potrebbe comportare, l’autoreferenzialità che oltrepassa le competenze, la scrivania con un pc da cui connettersi a Facebook e scrivere di fare qualcosa di importante.
Ho il terrore di essere subissato da leasing, carte di credito, avversione al risparmio, feticismo del consumo, ostentazione del nulla.
Ho il terrore dell’individualismo spinto, incauto della solidarietà e del sociale, la cui piramide dei bisogni è rovesciata, interessato solamente nel suscitare ammirazione, invidia, adorazione: un assordante chiacchiericcio che maschera un vuoto pneumatico.
Sarò ipocrita, è vero. Ma io l’operaio vorrei vederlo tornare a sorridere, perché dopotutto, oltre i Rolex, le Audi, le vacanze à la Vanzina, i manager sono così tristi e soli, ma quando piangono loro non hanno i fotografi alle spalle.
Buon 2011
La nutritissima redazione del blog, augura ai suoi sparuti e selezionatissimi lettori un Sereno Nuovo Anno e la speranza che il 2010 non sia stato così male per tutti da doverlo per forza denigrare in patetici gruppuscoli di Facebook che ogni anno intasano fastidiosamente la mia bacheca.
Primarie si, primarie no, primarie Pum!
Le primarie Milanesi, che sanciscono il competitor principale dell’attuale sindaco Moratti, sono terminate con un giudizio in linea con quanto accade su e giù per il paese: i 70 mila votanti preferiscono al candidato di scuderia Stefano Boeri, il candidato “indipendente” supportato dalla sinistra più o meno radicale Giuliano Pisapia.Il nostro vince per 5 punti percentuali comportando le dimissioni dell’intero gruppo dirigente Democratico.
Allora mi domando: a cosa servono le primarie? Un voto costoso, che mette in campo energie e risorse, che spinge a privilegiare la volenterosa ricerca dei voti alle questioni programmatiche, che divide piuttosto che unire. Perché le dimissioni di una dirigenza dopo la mancata espressione del “proprio” candidato e le dichiarazioni sfavorevoli al candidato vincente di eventuali alleati accodati alla soluzione più comoda equivalgono a una piagnucolante moina: “abbiamo perso, non giochiamo più”.
Se l’elezione primaria deve essere di plastica, per confermare il candidato principale (e.g. Prodi, Veltroni) allora è meglio non farle, sarebbe una tassa ai cittadini e ai candidati imposta da un partito e nulla più. Se l’elezione primaria è stabilita di coalizione ed è una prova di maturità di un’area politica nel voler concedere ai cittadini la facoltà di scegliere chi più li rappresenta (del resto 70 mila Milanesi paganti sono sempre meglio di poche decine di dirigenti
stipendiati) allora è bene che la dirigenza di quest’area politica dia prova di questa maturità e resti in sella accettando la sfida consegnatale dagli elettori stessi.
Purtroppo non voterò a Milano, ma da suo abitante vorrei che i pretendenti alla sua amministrazione terminassero al più presto i piagnistei, le remore e i tatticismi affrontando sin da subito il programma perché è questo il vero luogo del confronto democratico, il luogo delle convergenze politiche per un ritorno alla normalità che sempre più persone si aspettano dalla politica, e a onor del vero, non dai politici. L’augurio è quello di trovare per le strade, per le sezioni, per i gazebo non tanto delle facce più o meno note quanto delle idee, dei progetti: una concretezza che purtroppo spesso manca a una classe politica sempre più tendente all’espressione di una professione liberale e meno all’impegno pubblico che un cittadino vorrebbe si realizzasse.









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