Non fiori ma opere di bene

Election Opera: where are the Socialists?

Pubblicato in Vita politica in Riviera da diegozun il 31 gennaio 2010

tutto si può dire sulle Elezioni Regionali tranne che non manchi la suspense, come nelle più immortali soap operas. I primi spostamenti si sono avuti con Roberta Gasco che è passata dall’Udeur al Pdl e già avremmo inteso che la bagarre sarebbe stata più che appassionata.

Il Pdl prosegue verso il suo obiettivo mostrando molti nervi scoperti tra cui la corrente Orsi ora al fotofinish per collocare il proprio Bellasio e catturare i voti della nutrita lobby dei cacciatori.

La Lega sembra perdere lo smalto e lo slancio delle Amminsitrative ed Europee 2009 e sulla compagine padana che correrà contro il Centro[-(Sinistra)] vige ancora l’incertezza.

Il Pd si abbandona alla linea bersaniana del “cantiere dell’Ulivo”: guardando sempre più verso il centro rischia di cedere le prime pagine agli autorevoli candidati delle liste civiche -ben lungi dalla sinistra. e all’altro grande protagonista l’Udc.  Dopo avere “democraticamente” rinunziato alle elezioni primarie, l’unica certezza che si potrebbe attribuire ex ante al partito è il marcato autolesionismo.

L’UDC conferma invece la vera validità del “laboratorio Liguria”: il “grande Centro” (PD, UDC, IDV, API?) si avvia ai nastri accomunato dal piatto ricco che la Presidenza della Regione può garantire tra Giunta e Sottogoverno. Abbiamo assistito ai tripli salti mortali dei leghisti epurati dopo l’avventura della Guardia Nazionale Padana che ora si riparano dietro lo scudo crociato.

La Sinistra entra invece dalla porta secondaria tanto quella radicale quanto quella riformista: al di là dei comunicati stampa di rito sulle liste dei partiti, non riesce a fare affatto notizia nemmeno la decisione di PSI e SeL nell’autosospendersi dalle trattative con il Presidente Burlando per formare una compagine alternativa alla Sinistra del Pd. Decisione peraltro smentita dal buon Fabio Mussi che sostiene invece un programma alternativo di Sinistra Ecologia Libertà all’interno della coalizione con Burlando, generando così una discreta confusione all’elettorato.

E i Socialisti? Dove sono finiti? Tormentone nella mia pur breve esperienza di sostenitore e tesserato del partito. Possibile che un Partito che ha regalato personalità politiche e riforme di assoluto rilievo venga così obnubilato: archiviata l’esperienza del decennale della scomparsa di Bettino Craxi strapazzato da destra a sinistra nel tentativo di santificarlo o demonizzarlo, i socialisti tornano nel proprio grigio anonimato, come garofani in via di appassire ritornano a seccare tra le pagine dei libri di storia. I socialisti sono trasversali a ogni polo, che ne annovera un discreto numero, ma non riescono mai a contarsi. Non ultima la scelta di far continuare ad esistere un Nuovo Psi che non vede nemmeno tra i propri iscritti le più belle anime socialiste dell’attuale governo.

Saremo sicuramente un partito dello zero virgola anche a queste Elezioni Regionali, ma invito apertamente a chi crede ancora nei valori Socialisti e nell’identità che questo riesce a difendere (o cerca di farlo) in un clima così travagliato di fregarsene del voto utile: Burlando e Biasotti verranno eletti comunque anche senza il tuo voto, e probabilmente le promesse che avrai strappato da questi sedicenti salvatori della Patria Ligustica saranno vane o dimenticate. Se credi che non prendere alcuna decisione per abbracciare tutte le decisioni possibili sia del tutto un’assurdità rinuncia alle tendenze maggioritarie, scegli di non abbandonare la palla al Centro e lasciare il goal all’avversario VerdeAzzurro.

Visitate Visitate Visitate le Albissole

Pubblicato in Vita politica in Riviera da diegozun il 7 gennaio 2010
Visitate, visitate, visitate le Albissole!

adagiate rispettivamente sulla sinistra e la destra del torrente Sansobbia, Albissola Marina e Albisola Superiore sono due paesi moderni, con meravigliosi siti internet e spassosi giuochi a premi, dove potrete trovare il meglio che la rinomata ospitalità ligure potrà offrirVi. Una volta spesa la giornata precedente durante i mesi estivi per trovare dove alloggiare la vostra cara vecchia quattroruote potrete finalmente goderVi il mare dorato dal sole, le placide spiagge invernali dove fare volentieri passeggiate, le solluccherosissime botteghe ceramiche dove potere acquistare un
souvenir a un prezzo irrisorio. Coccolati dalle mille attenzioni che i suoi imprenditori, vero volano di ogni economia, e le amministrazioni comunali possono offrirVi Vi innamorerete certamente.
Cari turisti mentre Voi vi sentirete già a casa dopo qualche istante, pensate alle mille fatiche di chi fa questo per Voi. Di chi, segregato full time negli uffici comunali dirige con impegno e serietà l’Ente di cui Voi potete trastullarvi, esiste anche qui, nella terra del latte e del miele la Politica.Sì, cari turisti, in questo paradiso terrestre sventrato dalla Via Aurelia, abbiamo pensato anche a quelli più malati di politica: scopriamo infatti che tra i preziosi banchi dei Consigli Comunali (quelli però solo di Albissola Marina) viene mandato in onda mensilmente una rappresentazione teatrale al solo scopo di intrattenere il pubblico più anziano, il quale lungi dal frequentare teatrini per infanti o discoteche (ex) à la page, si riversa nei consessi cittadini alla ricerca dello svago, della bagarre che ormai i Bellissimi di Rete 4 d’estate non sanno più darci.
Lo spettacolo a Marina è favoloso:
Alla sinistra del sindaco vi è la maggioranza, il pubblico aggiunto nei mesi di magra, ben lungi dal proferire parola nemmeno per difendersi da accuse personali.
Alla destra vi è la fossa dei leoni, la minoranza, dove si cerca di mantenere alta l’attenzione per rendere lo spettacolo interessante: la sua inutilità
emerge dal fatto che è stata avvisata la vigilia di natale per una rappresentazione teatrale sul piano casa da tenersi il 29 dicembre.
In medio stat virtus dicevano gli antichi, infatti, la Giunta proprio lì prende posto e seraficamente procede nel proprio copione forte di avere dinanzi un pubblico che saprà certamente come va a finire. Vincono i Buoni, sempre, la Giunta.

A Superiore per i palati più esigenti vi è invece un panorama ben più complesso: la minoranza è composta da tre gruppi consigliari e dal giovane consigliere anziano. Qui non solo si potrà ammirare il trionfo del consiglio comunale nella sua pletorica inutilità ma pure vedere come il Giovane Consigliere Anziano (e qui mi astengo dal pubblicizzarlo poiché già lui eccede in questo autoproselitismo) viene bistrattato dai suoi ex amici filoplantigradi. E qui finito lo spettacolo vi è pure una simpatica copia di cronache online dedicate a questa lotta stile Tom e Jerry dove chiunque può scegliere per chi parteggiare.
Questi spettacoli sono pubblici e gratuiti, visitateli e ringraziate chi ha potuto far sì che siano ogni mese a sollevarci dalla noia serale combinando così
tanto bene il sale e il pepe: noi fantasiosissimi elettori!

Dal Blog Azione Riformista, un “augurio” particolare di Gianni Gigliotti

Pubblicato in Per consegnare una goccia di splendore da diegozun il 5 gennaio 2010

2012, LA FINE DEL MONDO
(The show must go on)

Ma che fretta c’è per questo 31 dicembre 2012, la fine del
mondo annunciata secondo la profezia che si rifà al
calendario Maya, verosimilmente un business programmato e
un’idiozia conclamata?.
Già sono in commercio i cornetti anti jella, napoletani
originali che altrimenti non sono efficaci, centinaia di
bunker in costruzione per la pappa&ciccia dei magnati,
i soliti quattro politici che ridono a crepapelle che tanto
neppure la fine del mondo, se mai fosse, riuscirà a
scollarli dalle loro poltrone.
E poi, suvvia, nessun rimpianto, nessuno tragico addio: che
in fondo lasciamo solo scorie di infimo valore, veleni e
qualche scampolo di odio, scientificamente abbiamo depredato
ogni angolo di questa pallina di ceralacca superbamente
chiamata “pianeta Terra” e che in verità abbiamo da tempo
svenduta al mercato delle pulci.
“The show must go on”, abbiamo ancora tre anni circa per
annegare in questa sciacquio mediatico, tanto basta per
impegnarci “seriamente” a portare a degno compimento questa
fine del mondo: che bisogna essere precisi e gli impegni
vanno sempre rispettati.
In fondo diciamo la verità, ci siamo anche divertiti,
furbescamente giocando a “ruba mazzetto” con la vita,
barando ovviamente, con deliri di onnipotenza,
manipolazioni oscene come la clonazione, droghe
sempre più pesanti, percorsi fuori strada in
(trans)siti pericolosi, ninfette ed escort alla coque come
uova di giornata.
Ognuno di noi ha le sue pazzie da frullare, qualche
scheletro nell’armadio, una pistola nascosta nel cassetto.
Basta pensarci per tempo a questo 21 dicembre 2012,
l’eventuale decesso abbreviato per cause di forza maggiore
altro non è che il classico incidente di percorso, prima o
poi capita a tutti, in fondo la vita è breve, è come
quelle scalette di pollaio corte e con gli scalini sporchi
di sterco.
Così per tutti, che i “Cavalieri dell’Apocalisse” già
sono allertati e fremono pregustando una mirabolante
vendemmia, “il vino fa buon sangue”, sicuramente ad
eclissare le più efferrate tragedie trascorse, i milioni
di ebrei trucidati nelle camere a gas, i milioni di
dissidenti scomparsi nei gulag sovietici.
Insomma, non preoccupiamoci più di tanto, se qualcuno
nutre qualche dubbio su questa catastrofe prossima
annunciata, lasci pure tranquillamente i quattrini in banca
e l’amante sotto le lenzuola: il 22 dicembre 2012, il giorno
dopo, probabilmente nulla sarà cambiato, sempre lo stesso
mondo approssimativo con l’uomo ugualmente egoista ed
ingarbugliato: se poi, al contrario qualcuno altro sarà
deluso dalla notizia rivelatasi falsa, c’è sempre il modo
di rimediare aprendo quel cassetto con la pistola e
provvedendo coerentemente di propria spontanea iniziativa.

P.S. data l’età, nel 2012 potrei non esserci, pertanto mi
premuro di lasciare un messaggio agli amici: “ci vediamo
più tardi”.

Gianni Gigliotti
www.azioneriformista.it

Buon Natale 2009

Pubblicato in Per consegnare una goccia di splendore da diegozun il 25 dicembre 2009

BUON NATALE!

Ai miei cari ed affezionati quattro lettori, i più vivi e sinceri auguri di un Buon Natale. Che non sia solo il fruscìo di qualche involucro scartato ma anche, per chi Crede, la possibilità di ricordarsi valori che spesso la nostra vita quotidiana ci assorbe e vanifica.

Cordialmente,

Diego Zunino

La Mia Risposta ai Compagni Anarchici del Fai et cetera…

Pubblicato in La Vita all'Università Commerciale "L. Bocconi" da diegozun il 18 dicembre 2009

Cari Compagni Anarchici del Fai,

sono uno studente del terzo anno dell’università cui avete simbolicamente attentato, è stato con estremo rammarico che ho appreso la notizia e, ancora più dolorosamente ho letto la Vostra rivendicazione.

È appunto di questa che voglio parlare: stando a quanto rivendicato avete scelto la Bocconi quale luogo di formazione dei nuovi apparati del capitale, mi pare questo un movente assai povero per due motivi:

Tra i nostri banchi non si impara fortunatamente a fare fruttare in maniera cieca e miope il capitale, invero vi sono anche discipline di approfondito studio dell’economia come “scienza”, di certo per produrre ricchezza, ma pure per come redistribuirla a tutta la popolazione, tenendo conto di certo delle sue diversità. A quale altra disciplina rivolgersi?
Attentare all’istituzione come sede dei figli dei padroni, dei potenti è ancora molto erroneo: fortunatamente esiste un sistema di borse di studio che permette anche a figli di sfruttati, di operai, di migranti di potere accedere se meritevoli ai suoi corsi.

Il vostro gesto non farà altro che far regredire ed estremizzare i timori di molti studenti e delle loro famiglie, creando un clima di intolleranza e terrore che chiederà e otterrà forse come risultato un’università Bunker, con tornelli, telecamere e agenti di sicurezza ovunque: dove non sarebbe più preservato lo status di luogo pubblico, dove nessuno potrebbe volendo più acquisire conoscenza e cultura senza il tesserino che attesta la corresponsione di una retta, peraltro cospicua.
Qualora dovesse essere così forse sarete riusciti a creare ex post ciò contro cui volevate attentare: un luogo oscuro, intollerante e gretto che teme le diversità, che ad oggi possono essere ritenute il vero “sovrappiù” dell’università di cui faccio parte.

In questo modo per concludere si stupra la memoria di Roberto Franceschi, bocconiano membro del Movimento Studentesco ucciso dalla polizia durante gli scontri del 2 gennaio 1973 per il quale la cultura e lo studio dovevano essere complementari e sarebbe stato proprio il sapere ad aiutare gli “sfruttati” che pretenziosamente cercate di difendere.

Non è con gli istinti animali e belligeranti che si aiutano gli ultimi, ma di certo un gesto concreto nella vita quotidiana non vi avrebbe dato la celebrità di un pacco bomba in Bocconi, e allora siete Voi “servi e apparati” del sistema videocratico.

Diego Zunino

Tutto il viola ch’è contro: il no B Day e il berlusconismo

Pubblicato in Vita politica in Riviera da diegozun il 6 dicembre 2009

“siamo 350 mila… siamo più di un milione!” per quei “pagliacci” della questura sono in 90 000. Fatto sta che Roma si è riempita di una moltitudine di manifestanti accomunati dall’odio verso il Sultano. Qualcuno ha persino detto che la piazza non era “contro” ma “per” un ipotetico futuro migliore e un paese democrat…etc etc.

La contestazione è stata fatta affiancando un popolo autoreferenziale quale quello di internet a realtà politiche così disomogenee, dall’antiberlusconismo giustizialista di Tonino Di Pietro a partiti appartenenti al passato dell’area comunista in cerca di significare la propria esistenza, assieme a rappresentanze di molte altre associazioni politiche.

E’ stata l’occasione di poter contestare un governo di certo più preoccupato a ristabilire ora equilibri interni strizzando un occhio al centro e contenendo la Lega piuttosto che impegnato nella produzione normativa. E’ stata l’occasione per mettere in piazza tutto il disagio proveniente dal protrarsi della crisi economica ben lungi dall’essere placata. E’ stata l’ennesima possibilità di denunciare l’atteggiamento autoreferenziale persino nella politica del nostro premier e del tentativo di aggirare gli scogli della giustizia (e del giustizialismo) per portare in porto il “fragile vascello” (cit) del Berlusconi IV.

E’ stato scelto il viola, colore dell’Avvento e della Quaresima nell’Anno Liturgico (l’avvento di una nuova stagione politica? la quaresima aspettando la festa della fine del regime?) , ad accomunare questa folla ringhiante rabbia, sdegno e frustrazione per una situazione politica lungi dall’essere desiderabile. Repubblica riporta persino pittoreschi rivenditori di sciarpe per chi volesse essere pendent con il clima di protesta a prezzi coerenti con la crisi (dai quattro ai sette euri).

Ci voleva proprio un colore nuovo, finalmente! Il rosso poco rappresentava i signori giustizialisti dell’Idv che a Bruxelles siedono nei banchi dei Liberali e Democratici dell’ALDE, o i rinnovati Verdi che ben poco ora tollerano l’accostamento a una sinistra radicale preferendo l’essere trasversali.
Per non parlare di chi in piazza non c’era ma è stato applauditissimo, il Presidente Fini, di certo ora come ora uno dei leader del rinnovato antiberlusconismo. Fischiato invece D’Alema e il PD che ha rinunciato a schierarsi anch’esso in piazza, nonostante la presenza di Rosy Bindi e di certo di molti militanti.

Questo però non fa che rafforzare la dicotomia sociale proposta da Berlusconi che vedeva sé stesso contro i “comunisti”, termine che le persone più soggette a questa visione ideologica appioppano a tutto ciò di antiberlusconiano. Ora abbiamo un termine nuovo, più radical chic e politicamente corretto.

Ieri è stato certo un fenomeno di cui tenere conto per l’insofferenza acuita da alcuni media per le condizioni dell’Italia, una ingente e sentita manifestazione di democrazia che ne mette in luce i suoi pregi ma anche i suoi difetti (non a caso l’ordinamento italiano rimette al popolo solamente il referendum abrogativo ovvero la capacità di dire di no). L’errore più grande sarebbe nel volere vedere nel viola una nuova speranza, un punto di partenza politico quando questa rappresenta a mio parere semplicemente un punto di arrivo di un’insofferenza a lungo serpeggiante sulla rete.

Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti

Pubblicato in La Vita all'Università Commerciale "L. Bocconi" da diegozun il 1 dicembre 2009

Pochi minuti fa si è concluso un interessante incontro con Gian Antonio Stella presso il mio augusto collegio arcivescovile ove hanno preso parte collegiali ed ex collegiali di due collegi cattolici ben noti per la selezione degli ospiti a trecentosessanta gradi.
Il tema della “cittadinanza attiva” è scivolato presto via toccando certo nervi scoperti per chiunque mio coetaneo ogni tanto pensi all’eredità sul piano previdenziale e più generalmente politico: l’invito a “prendersi le sezioni” l’ho trovato assolutamente meraviglioso. Per non parlare di quanto l’individualismo sia sfociato nell’alienazione dalla vita pubblica per accusare blandamente un “sistema”…

Il dibattito si è bene infuocato discutendo dell’ultima creatura di Stella: “Negri Froci Giudei & Co.”, parto letterario che si è bene protratto nel documentare storicamente certi avvenimenti discriminatori in tutto il mondo da parte di tutti i popoli, tutte le etnie, financo alle città.
Stupisce che ad oggi, 1 dicembre 2009, tra un centinaio e passa di studenti universitari che frequentano luoghi di condivisione di saperi molto aperti e propensi certo all’evoluzione più raffinata del pensiero cui un cittadino può aspirare (lo dico senza retorica con tutta la lucidità possibile), qualcuno legittimi la discriminazione, dallo stadio alla vita quotidiana, senza però volersi macchiare dell’orrenda etichetta di razzista.
“Noi non siamo razzisti, l’Italia non è razzista” quando un minuto prima legittimi che è giusto dare del “negro di merda” o del “culattone infame” fa sorridere se si vuole prendere la questione sul lato ironico, fa incazzare se ti trovi a una conferenza e lo ribadisci dopo avere sentito la giustificazione secondo la quale dare del negro va a offendere la dignità di uomini paragonati per tempo a scimmie, dichiarati palesemente inferiori e ridicolizzati, come animali dello zoo per le capitali europee (qui l’edificante esempio della Venere Ottentota).

La libertà di pensiero come la libertà di insultare maleducatamente qualcuno apostrofandolo con termini dispregiativi per cui qualsiasi persona perbene non può che provare vergogna risalendo al momento in cui i propri progenitori li coniarono.

Mi incazzo a pensare che l’impegno civico sia divenuto un oggetto di scherno, “roba da vecchi”, che essere antirazzista è essere “buonista”. La tentazione di fregarsene di tutto quanto, di coltivare il proprio giardino magari recintandolo di buon modo con tante siepi di spinosa xenofobia è forte, ci fa credere di essere sicuri, tranquilli. Fuori dal mondo cattivo e dal “sistema”

Il titolo che ho dato a questo pezzo è appunto un monito che De Andrè quarant’anni fa rivolgeva alla borghesia e che ora mi sento di autorivolgermelo e autorivolgercelo.

Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti…

No taxation without representation

Pubblicato in Vita politica in Riviera da diegozun il 19 novembre 2009

Era appena trascorso il mio primo giorno di Università da studente del terzo anno, il pretenzioso Euro City -agglomerato di vagoni più o meno riportati alla decenza da almeno trent’anni- diretto a Nizza stava ormai lasciando la Stazione Centrale di Milano.

Vecchi scompartimenti, sedili polverosi: sovraffollatissima (alquanto pretenziosa) prima classe che sfruttava gli ultimi sgoccioli d’estate. È stato in questo ambiente squisitamente naif che ho iniziato a ripensare in un’altra prospettiva alla legge elettorale.

L’elegante signora di mezza età dinanzi a me chiede cordialmente indicazioni per le Cinque Terre, quali coincidenze ed altre amenità simili; dal suo accento ispanico mi rendo conto che è straniera: dell’Uruguay per la precisione, mi racconta di tutto sulla sua vita da quando ha lasciato l’Italia alla volta di Montevideo, al fratello che mai ha voluto sapere più nulla del paese natio fino a un bollettino tragicomico sui morti di influenza A nel suo paesino di 700 anime.

Tra le tante chiacchiere per ammazzare una sgradevole ora di tempo mi è rimasta impressa una cosa che mi ha detto con aria quasi ironica <>.

Ecco, mi è tornata in mente la protesta dei coloni americani: no taxation without representation. Chi ha la doppia cittadinanza e magari in Italia non c’è mai stato, perché deve votare?
A mio parere il voto degli “Italiani all’estero” suona come il volere malinconicamente imitare chi possiede ancora residui di colonie (es. I territori d’Oltremare in Francia) che fanno parte della nazione, evocando invece forse residui di emigranti dei tempi che furono.

La legge che è stata oggi proposta prevede invece di permettere il voto financo alle elezioni comunali ai cittadini extracomunitari immigrati e residenti da più di cinque anni, inoltre citando il Corriere: dà la possibilità agli immigrati di essere eletti consiglieri e di fare parte della giunta con l’esclusione delle cariche di vicesindaco e, ovviamente (?), di sindaco.

La proposta di legge è, altrettanto ovviamente per il buon Calderoli, “un attentato alla democrazia”, mentre per l’(ex) compagno Cicchitto “inaccettabile […] senza che la presidenza del gruppo sia stata interpellata […] senza che rientri negli impegni di governo”.

Ho imparato oggi una memorabile lezione di diritto costituzionale, in Italia:

Immigrati residenti in Italia da cinque o più anni regolarmente attentano alla democrazia se pagando tasse dirette (il lavoro prestato) e indirette (l’IVA), con i figli che parlano un italiano migliore di tanti italiani perché hanno studiato nelle nostre scuole dove hanno pagato ivi le tasse di iscrizione possono volere ardire di scegliersi un consigliere comunale, piuttosto che non votare rimanendo vittima di scelte che li penalizzano magari in quanto ceto socialmente più debole.
I nostri compatrioti che parlano con accento ispanico o americano, non pagano nessuna tassa -e certo, le rimesse non sono più quelle di una volta- ma possono scegliersi ben dodici deputati e sei senatori. (http://it.wikisource.org/wiki/L.cost._23_gennaio_2001,_n._1_-_Modifiche_agli_articoli_56_e_57_della_Costituzione_concernenti_il_numero_di_deputati_e_senatori_in_rappresentanza_degli_italiani_all’estero )
I Parlamentari hanno il divieto di mandato imperativo nei confronti di chi li ha eletti ma non verso chi li ha nominati, o è stato nominato insieme a loro ma meglio.

Suggerisco ai tanti immigrati lesi da chi li accusa, loro, di attentato alla democrazia che in caso di loro inclusione in una lista civica, invece di chiamarla con i soliti nomi propri del civismo si fregino di un suggestivo: “Albissola (o comune interessato) Tea Party” .

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Picconate? Sarko lo fece con il Muro! Oggi “Liberation” lo fa con la sua storia.

Pubblicato in Vita politica in Riviera da gabrielemarino il 10 novembre 2009

di Gabriele Marino

Sarkozy abbatte il muroIl presidente francese non finisce mai di suscitare con le sue dichiarazioni, in patria ed all’estero, polveroni polemici di dimensioni bibliche. In questi giorni, a suscitare l’indignazione del quotidiano “Liberation” (non certo vicino alle posizioni di Sarko) è stata la storia, raccontata dallo stesso presidente, della sua partecipazione all’”abbattimento” del muro di Berlino. Corredata con tanto di foto, sullo spazio Facebook presidenziale, che lo ritraggono (trentaquattrenne e giovane segretario del Rpr) prendere a picconate il simbolo ultimo del blocco sovietico, la storia è apparsa a tutti più che credibile ma non ai giornalisti di “Liberation” che hanno sollevato un nugolo di obiezioni.Non sarebbe stato possibile prevedere, quando la mattina del 9 novembre Sarkozy partiva dalla Francia alla volta di Berlino, che il muro sarebbe caduto proprio quella sera. Non vi sarebbe stata, durante tutta la giornata, alcuna manifestazione dalla parte ovest del muro. Sempre secondo “Liberation” i berlinesi dell’ovest si sarebbero avvicinati al muro solamente il 10 novembre.
Alla luce delle testimonianze storiche e giornalistiche di chi visse quei momenti le obiezioni mosse dal quotidiano francese al presidente debbono sicuramente essere ascritte alla categoria delle polemiche inutili e pretestuose.
E’ storicamente certo e provato che già dalla giornata dell’8 i media di tutto il mondo annunciavano che qualcosa sarebbe cambiato. Molti giovani (tra questi anche il nostro Senatore Franco Orsi, allora segretario provinciale savonese dei giovani DC) partirono alla volta di Berlino per vivere da vicino un avvenimento che, già si percepiva, avrebbe cambiato la storia. Anche e soprattutto da ovest il muro fu attaccato sin dalle prime ore, quando ancora non vi era certezza sul suo abbattimento “ufficiale” tanto che la polizia della Repubblica Federale fu costretta ad intervenire per evitare che l’azione popolare e spontanea portasse ad incidenti diplomatici o risposte armate delle autorità della DDR.
La storia del presidente Sarkozy, vera o falsa, rimane comunque credibile e non può essere esclusa a priori sulla base delle obiezioni sollevate da “Liberation”.
Un esempio lampante di come non sia male proprio ed esclusivo del nostro paese una stampa incapace di concentrarsi sulla critica costruttiva, politica, consapevole, puntuale; dedita invece allo sciacallaggio mediatico personale, spesse volte del tutto infondato.
Recita il vecchio adagio: mal comune, mezzo gaudio! Se è così, rallegratevi: i nostri cugini d’oltralpe (noti per essere ben più nazionalisti di noi) non godono, in questo campo, di miglior fortuna!

 

Buon Quattro Novembre a tutti

Pubblicato in Per consegnare una goccia di splendore da diegozun il 4 novembre 2009

Ogni anno lo dimentico, infilzato tra un esame e l’altro: quest’anno no, me lo sono ricordato!

Il Quattro Novembre, croce e delizia di una nazione che non sa se poter avere il coraggio di celebrare l’unica vittoria nazionale o ripudiare una vittoria di Pirro, un massacro per qualche lembo di terra che le medaglie interalleate della Vittoria, coniate del bronzo nemico e dotate di un nastrino iridato così simile alle odierne bandiere per la pace, hanno voluto che venisse tramandato alla storia come “grande guerra per la civiltà”. (Suggerisco di guardare peraltro la tracotante tiratura italiana rispetto a quelle degli alleati al sito http://it.wikipedia.org/wiki/Medaglia_interalleata_della_vittoria)

Ora non voglio sbilanciarmi, questo giorno mi ha sempre imbarazzato: celebrare una guerra non è mai positivo, anche se non posso negare di imbarazzarmi quando ignoro i milioni di miei connazionali, che allora miei coetanei marciarono e marcirono per onorare una giovane patria, per la cui età poteva essere forse anche la loro madre.

In questo Quattro Novembre voglio fare un augurio, non invitando a festeggiare una “inutile strage”, ma a riflettere e dedicare un minuto a quanto sangue è stato disperso per creare e preservare questo nostro Paese, questo Paese che, dall’Alpe a Sicilia, tende sempre all’entropia, alla disgregazione verso la stolida sicurezza di un’autonomia, verso la mancanza di solidarietà nei confronti di quei “terroni” che si sono fatti macellare tra una trincea e una Caporetto per difendere quello che era il “suolo natio”, penso anche a quell’immigrato che tra le macerie di una trincea ha saputo comporre “una goccia di splendore” in tutto quel sangue, Giuseppe Ungaretti.

E’ stato ancora a causa di queste stragi che si è iniziato a pensare a una “società delle nazioni”, al tentativo di arginare le possibilità di una guerra, che poi hanno condotto allo straordinario ordinamento, seppur cavilloso burocratico, pletorico, pachidermico, dell’Unione Europea. A chi rivuole l’Europa delle Nazioni auguro di non dovere mai annegare in tutto il sangue versato da quando queste si costituirono.

Ecco, vorrei in questo Quattro Novembre potere guardare non tanto sfilate troglodite di un esercito ingessato ma la sinuosità delle due bandiere che sventolano al di sopra di ogni palazzo pubblico e poterne essere fiero e grato. Per chi, dalle Cinque Giornate di Milano a Capaci passando per Caporetto e Boves, combatte e spesso perde guerre per il bene di una tanto bistrattata patria.

 

Tutto il resto, dialetto a scuola e bandiere regionali, sono tutte -passate la volgarità- belinate.

Bianco Rosso Verde